
Over My Dead Body

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Over My Dead Body + Pollution + Values Intact + Last Cares
07/10/2004
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Peacemaker - Imola (BO)
Secondo me, ci sono 3 tipi di concerti hc a cui uno può assistere.
-Quelli che proprio non ti sono piaciuti e che non ti lasciano nulla da ricordare.
-Quelli che dopo averli visti dici: “Non male, è stato divertente.”, mentre tra te e te pensi che la serata sia stata piacevole
-Quelli che ti appassionano veramente, che ti lasciano qualcosa e che stai sicuro, te li ricorderai anche tra 10 anni.
Per me (e ne sono certo, non sono l’unico) il concerto degli Over my Dead Body a Imola appartiene a questa terza categoria.
Dopo questa breve (ma necessaria) introduzione, passo al racconto della serata.
Arriviamo al Peacemaker a Imola (dove già a Maggio avevo visto i Champion con i Promise e mi ero entusiasmato) in leggero ritardo. La nostra prolungata sosta a comprare da bere (succhi e basta, sia chiaro..) al Cantagallo ci fa perdere i Last Cares di Bologna. Spero di avere la possibilità di rivedermeli presto (anche perché il loro demo è decisamente discreto).
Fortunatamente, faccio in tempo a vedermi buona parte del set dei palermitani Values Intact.
Questi ragazzi si che che hanno passione per l’hc. Tutte le volte che c’è un concerto che li interessa, si fanno la trasferta Palermo-Roma in traghetto e poi in bus, ed almeno 6 ore di viaggio non gliele leva nessuno. Mi fanno sentire un privilegiato a me che la maggior parte delle volte che cè un concerto che mi interessa, mi tocca farmi 2 orette e mezzo in macchina.
Cmq, tanto per la cronaca, questi 5 “picciotti” mi sono piaciuti. Un buon set di old school veloce e appassionato, condito da due cover finali d’eccezione (“New direction” dei Gorilla Biscuits e “True till death” dei Chain of strength. Mica roba da poco.) Spero che il tour europeo, iniziato proprio da Imola questa sera li sia andato bene, se lo meritano decisamente.
I portoghesi Pollution me li vedo un po’ distrattamente, tra un un’occhiata e l ‘altra alle varie distro presenti. Sempre di old school veloce si tratta, ma sarebbe azzardato da parte mia aggiungere altri commenti sul loro sound, visto che non ho prestato troppa attenzione alla loro performance, anche se le cover che hanno suonato (“Young until I die” dei 7 Seconds, “Slow down” degli Youth of today, ed un'altra dei Gorilla Biscuits che però ho difficoltà nel ricordare con precisione) non mi sono certo passate inosservate. Alla prossima.
Arriva il turno degli headliner della serata, gli Over my Dead Body da San Diego, California.
Con ex membri degli Unbroken, fautori di un old school tirato con molte parti singalong, (alla Brotherhood, Crippled youth e Chain of strength tanto per intenderci) e con all’attivo 4 album, erano decisamente attesi dal pubblico degli old schooler; anche perché questo era il loro ultimo tour, dopodiché si sarebbero sciolti. (se non sbaglio suonano in questi giorni, lo show d’addio a San Diego)
La loro esibizione può essere riassunta come un’iniezione di hc veloce ed energico, robusto e senza fronzoli, come la migliore tradizione old school impone. Dalla prima canzone, si capisce che sarebbe stata una serata da ricordare per chi ama l’hc. L’atmosfera si inizia subito a scaldare, con circlepit, stage diving (come faceva il Deste degli Headed Nowhere a fare stage diving dal momento che il palco non c’era, me lo chiedo ancora) ed in men che non si dica mi ritrovo automaticamente a fare fingerpointing insieme alla maggior parte dei presenti. La grande partecipazione dei kids fa si che il gruppo sia obbligato a tirar fuori una bella prestazione, e soprattutto il cantante Daniel Saint.
Non si risparmia assolutamente, questo ragazzone inglese dalla faccia bonacciona, appassionato di calcio (prima del concerto, gli chiedo anche se, vista la sua passione per il pallone, conosceva qualche giocatore italiano. Lui mi risponde immediatamente: “Oh certo, conosco Totti, il cammello.”-E non dimentichiamoci, in un’intermezzo tra una canzone e l’altra, la dedica a Dino Zoff-) .
In una quarantina di minuti belli intensi e tirati, la band esegue gran parte dei pezzi del repertorio; tutti positive anthems che parlano di unità della scena, di antifascismo e della loro dedizione verso lo sXe, di cui si fanno fieri sostenitori. Infatti Il top della performance arriva alla fine, con l’esecuzione di “Over my dead Body”, (che parla appunto di non mollare mai lo straight edge) con i kids che fanno a gara per urlare nel microfono. Dopo un bis d’obbligo, il gruppo chiude la serata con una cover d’eccezione degli Unbroken, apprezzata specialmente dai veterani presenti.
Che altro aggiungere? Una grande serata. Si respirava un’atmosfera realmente hc e positiva. L’attitudine e lo spirito di tutti i gruppi che hanno suonato, insieme alla grande partecipazione dei presenti, l’ha resa memorabile.
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